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IL RICORDO DI DOMENICO AGUSTA

di Fernando Saracchi dal periodico d'informazione del GRUPPO LAVORATORI AGUSTA SENIORES

Per ricordare Domenico Agusta non basterebbe un imponente volume ....
Debbo perciò limitarmi a poche righe, non certo degne dell'umanità e della personalità dell'uomo e dell'imprenditore che ha creato tanto lavoro per il nostro territorio proseguendo l'attività del padre Giovanni che lo aveva lasciato appena ventenne. Primogenito rispetto agli altri tre fratelli, Vincenzo, Mario e Corrado, sotto la guida attenta della madre l'indimenticabile contessa Giuseppina Torretta - "Micuzzo" Agusta, come era chiamato in famiglia, tanto caro al padre e alla madre, ebbe il non facile compito di continuare la strada tracciata dal padre Giovanni: sviluppare la sua attività industriale, e lo fece con immensi sacrifici e con lo stesso magnifico entusiasmo paterno.
Domenico Agusta seppe ben presto dimostrarsi degno prosecutore dell'iniziativa di Giovanni, senza fruire di alcun aiuto statale, con costosi e audaci tentativi pionieristici ed esperienze coraggiose.
Così, guidata con perizia e serietà di intenti, ma soprattutto confortata dall'onestà e dall'entusiasmo delle sue fedelissime maestranze, la Ditta si sviluppò nei vari settori di riparazione e costruzione di aeromobili oltre che nella progettazione di nuovi tipi di aerei.
La sua lungimiranza lo portò a realizzare in terre d'oltremare - l'Albania - una Società di riparazioni di aerei e motori di ogni tipo, proprio agli inizi della 2a Guerra Mondiale: questa Azienda fu messa in liquidazione alla fine del Conflitto, ma non senza avere prima tenuto alto il nome degli Agusta.
Non mancò lungimiranza e volontà attiva persino quando Domenico Agusta si spinse a diversificare le attività aziendali fin dal periodo di guerra - a causa delle pesanti restrizioni degli alleati alle costruzioni aeronautiche italiane - diversificazioni che furono preziose per salvaguardare il patrimonio di maestranze nella speranza che in tempi migliori si sarebbe potuto riprendere l'attività di produzione che tanto amava.
Fu così che nacque il 5 febbraio 1945 la M.V (Meccanica Verghera, con stabilimento sito in loco) che già era predisposta come decentramento di macchinario come d'obbligo bellico e che ebbe lo specifico orientamento ed interesse nella motorizzazione. Posso assicurare che i giorni furono difficili e in principio si dovette ripiegare su lavori per terzi, ma alla fine si incominciò ad avviare il lavoro vero e proprio del motociclismo.
Ancora una volta l'umanità del sig. Domenico ebbe modo di emergere allorché, bloccato lontano dall'Azienda, continuò a sostenere economicamente e senza alcun certo rientro, il personale rimastogli fedele, per garantire il sostentamento delle loro famiglie. Quale imprenditore oggi rischierebbe così tanto pur di non perdere le persone e non semplicemente gli operai - che lavorano con lui in un progetto comune?
Ma ne è stato spero ripagato. Infatti, la nuova Società si è ben presto imposta sul mercato con il motto, tanto amato da Domenico "Le corse al servizio della serie", ed è riuscita a piazzare sul mercato ben 250.000 veicoli oltre che a fare parlare tutto il mondo con le 75 vittorie di Campionato Mondiale . E pensare che, forse, se durante il conflitto non ci fosse stata la crisi che portò alla diversificazione produttiva, la M.V non sarebbe mai nata!
Eppure fu una mossa vincente, che permise di fare della M.V il trampolino economico dell'Azienda ed a Domenico Agusta, coadiuvato dai fratelli Vincenzo, Mario, Corrado e sempre sotto la vigile attenzione materna, di riuscire nell'arduo compito di entrare nell'emergente campo elicotteristico. Solo allora la M.V cessa le attività in favore del maggiore impegno, e il sogno di Domenico, che voleva profondamente mantenere gli intenti paterni, si è realizzato.
Permettetemi, a margine, ancora una testimonianza per meglio mettere a fuoco l'umanità, la cordialità e l'attenzione che Domenico aveva per i propri collaboratori.
Arrivato a Durazzo per recarsi nella sua Società - siamo nel 1942 - Domenico viaggiava su un'auto e al bivio di Scutari vede per strada, in attesa di un passaggio fortuito, un suo dipendente, in quel periodo soldato in guerra. Fa fermare l'auto già carica di un Ufficiale Superiore e da un incaricato degli Affari del Consolato di Albania e fa posto a quell'aviere scelto. Bene, quell'aviere scelto ero io, trasferito d'urgenza dal Ministro dell'Aeronautica per suo decisivo intervento. Mi aveva fatto rientrare da Scuteri perché continuassi la mia collaborazione lavorativa, e infatti solo tre ore dopo ero già in azienda a trattare e definire i preventivi di riparazione dei motori e degli aerei rimasti in sospeso presso l'U.S.T. (Ufficio Sorveglianza Tecnica militare). Certo, il caso, ma anche un'attenzione umana davvero unica, oltre che rara. Voglio chiudere proprio così il mio intervento, lasciando a chi mi segue il compito di ricordare ancora questo nostro indimenticabile sig. Domenico.